Caldo ed eventi estremi con Super El Nino, il fenomeno che sta mettendo in pericolo tutto il mondo. Anche l’Italia tra i Paesi a rischio.
Il caldo estremo potrebbe avere conseguenze molto pesanti nei prossimi mesi considerando anche il fenomeno del Super El Nino. È quanto emerge da una stima del Climate Impact Lab dell’Università di Chicago, che ha analizzato gli effetti dell’aumento delle temperature e la capacità dei diversi Paesi di affrontare condizioni climatiche sempre più difficili. Secondo il rapporto, tra settembre 2026 e febbraio 2027 la temperatura media globale aumenterà di 1,2 °C e questo potrebbe tradursi in circa 451mila morti aggiuntive nei sei mesi considerati.

I rischi del fenomeno Super El Nino
A contribuire all’incremento delle temperature c’è anche El Nino, il fenomeno oceanico che si manifesta con un aumento della temperatura superficiale del mare al largo delle coste del Perù e dell’Ecuador e che può provocare fenomeni meteorologici particolarmente intensi, prima nelle aree circostanti e poi su scala planetaria. Secondo le previsioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale, El Niño dovrebbe persistere fino a febbraio 2027.
I Paesi a rischio: Italia 49esima
Nella graduatoria dei Paesi maggiormente esposti, l’Italia si trova al 49esimo posto. Per il nostro Paese, la stima parla di quasi 800 morti in più legate al caldo. Il dato più elevato riguarda invece la Nigeria, dove potrebbero verificarsi circa 31mila decessi aggiuntivi. Seguono Indonesia, Sudan, India e Brasile.
Lo studio ha preso in considerazione diversi fattori, tra cui le condizioni climatiche locali, la vulnerabilità della popolazione alle alte temperature e la capacità di adattamento. Il caldo, infatti, non produce gli stessi effetti ovunque: a incidere sono anche la conformazione dei territori e il livello di adattamento di edifici e aree urbane.
Tra le persone più esposte ci sono anziani e bambini, oltre a chi soffre di patologie cardiovascolari o respiratorie. Anche la disponibilità di aria condizionata e di servizi adeguati può però contribuire a ridurre i rischi.
Tamma Carleton, una delle autrici del rapporto, sottolinea la necessità di intervenire già nel presente: “I nostri sforzi possono salvare molte vite quest’anno. Ma non vogliamo che tra 20 anni, una volta che le temperature estreme di oggi diventeranno la nuova normalità, sia necessario un costante stato di emergenza. Dobbiamo mobilitarci ora per progettare, implementare e valutare gli strumenti che salveranno vite negli anni a venire”, le sue parole riprese da Il Post citato anche da SkyTg24.